E’ accaduto un’altra volta. La Banca Popolare di Bari travolta dall’ennesimo scandalo bancario. Anzi, per dirla meglio, la Banca Popolare di Bari travolge, come un improvviso tzunami (anche se largamente preavvisato…), i risparmi di decine e decine di migliaia di famiglie. Ma com’è possibile, ci si domanda imbarazzati e arrabbiati.

Non c’è forse un “vigilantes” che verifica super partes tutto il sistema bancario? Certo che c’è, così come è certo che dopo Banca Etruria e dopo le Banche Popolari del veneto, del capoluogo lombardo e alcune banche liguri, un’altra grande Banca, questa volta al sud, elude i risparmi dei suoi clienti.

L’ente preposto a vigilare è la Banca d’Italia. Se andiamo sul relativo sito si può leggere testualmente: “La Banca d’Italia svolge compiti di vigilanza bancaria e finanziaria nei confronti degli intermediari bancari e non bancari, che sono iscritti in appositi albi.

Dal novembre del 2014 la vigilanza sulle banche è svolta nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico. La vigilanza è organizzata in un Dipartimento con sede in Roma presso l’Amministrazione centrale dell’Istituto e in una rete di filiali.

L’attività di vigilanza si esplica – oltre che attraverso attività di controllo a distanza e accertamenti in loco, tesi a verificare il rispetto delle condizioni per l’esercizio dell’attività bancaria e finanziaria – anche mediante l’adozione di provvedimenti amministrativi. I provvedimenti più significativi che coinvolgono le banche sono le autorizzazioni, le sanzioni e i provvedimenti relativi alla gestione delle situazioni problematiche. La vigilanza fornisce una serie di servizi direttamente ai cittadini.” E qui mi fermo sicuro che ognuno di voi farà le sue conseguenti riflessioni.  Anche nel merito dell’ultimo caso di frode economica accaduto.

Quindi ora che si fa? Si vanno a prendere i dossier, si cercano le giustificazioni, si certifica che gli allert erano stati da tempo attivati, si concerta che la famiglia Iacobini – proprietaria della Banca da generazioni – non solo non era al corrente ma lei stessa è la prima a esserne colpita e si dichiara assolutamente non colpevole, dal Governo si decide che arrivino gli ennesimi salvagenti dallo Stato Italiano, che tradotti questa volta trattasi di ben 900 milioni di euro – oltre ai 500 già dati di recente e spariti nel nulla – e alla fine tutti assolti e tutti inconsapevolmente ignari del disastro finanziario e del collasso economico in cui si trovano oltre 70 mila famiglie risparmiatrici clienti della banca. Compreso il Governatore di Banca d’Italia.

Lo diciamo da tempo: se una parte di quei risparmi, guadagnati dopo una vita di fatiche e sacrifici, fossero stati accantonati in Oro fisico da investimento fuori dal sistema bancario, ora non dico che non si urlerebbe comunque allo scandalo con le lacrime agli occhi ma lo si farebbe con un po’ meno di lacrime. Perché una parte di quei soldi sarebbe saldamente nelle tasche dei risparmiatori e non, probabilmente “distrattamente e involontariamente” nelle tasche di qualcun altro.

A questo punto, posso immaginare che la funzione di Banca d’Italia sia nel tempo diventata, per comodità di pochi o per presunta negligenza di molti, una funzione “notarile”. Ossia, come un notaio, l’ente serve solo a certificare e non a prevenire e neppure a verificare. E purtroppo, a quanto pare, sembra proprio che serva a certificare solo i fallimenti e le razzie dei risparmi degli italiani…dopo che i buoi han lasciato la stalla.

Vogliamo diventare più consapevoli una volta per tutte?

Grazie.

A presto.

Partecipa alla discussione Un commento

  • Avatar serena ha detto:

    Nel leggere questo articolo mi sé sorta una domanda riguardo la possibilità di accantonare oro fisico da investimento per una maggior consapevolezza: l ‘individuo se sceglie questa tipologia di risparmio dove è meglio che detenga i suoi lingotti d’oro?

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