Oggi vorrei introdurre il discorso cominciando dal citare la prima parte di un interessante articolo pubblicato su Forbes Investimenti e redatto da Paolo Mossetti.

L’intro è il seguente:
“Mentre l’esplosione del coronavirus paralizza l’Asia e si diffonde negli Stati Uniti e in Europa, il mondo sta vedendo il valore delle materie prime andare a picco come non accadeva dai tempi della Grande recessione. Fa eccezione il bene più cercato nei momenti di crisi: l’Oro.
A dirlo, tra gli altri, è Goldman Sachs. Lo sconquassamento dell’economia cinese ha provocato uno shock nella domanda di petrolio in Cina di circa 4 milioni di barili al giorno, oltre un quarto del consumo totale. Lo scrive Jeffrey Currie, esperto di materie prime per la banca d’affari statunitense, in un report del 28 febbraio: una cifra non molto distante dai 5 milioni di barili al giorno persi durante la crisi finanziaria del 2008-2009.
Con nuovi casi in aumento (pur non esponenziale) in tutti Paesi avanzati, è probabile che l’impatto della pandemia si diffonderà con più forza attraverso l’Atlantico nel prossimo mese, mettendo ancora di più in ginocchio il settore turistico, dell’intrattenimento e dei trasporti.
Ma il mercato che più di tutti è diventato dipendente dalla Cina, nel XXI secolo, è quello delle materie prime. Per quanto riguarda il petrolio, i numeri fanno paura perché vanno ben al di là delle più nefaste previsioni all’inizio della pandemia. Sulla base dell’esperienza della Sars, Goldman Sachs aveva stimato a fine gennaio un taglio dei consumi di “appena” 260.000 barili al giorno, mentre S&P Global Platts Analytics avvertiva che si sarebbero persi 700-800.000 barili al giorno.”

A quanto pare sembra che qualcosa decisamente immune al Coronavirus ci sia. Mentre tutti i mercati economici finanziari legati alle commodity, ossia alle materie prime, registrano un preoccupante calo in fattore di ordini e soprattutto di valore, l’Oro fisico procede inarrestabile la sua corsa riconfermando il suo dominio assoluto per solidità e sicurezza degli investimenti.

Il bene rifugio per eccellenza si è rivelato migliore persino di alcune valute monster come lo yen giapponese e il franco svizzero. A confermare tutto questo non solo i dati dei mercati ma anche una delle più grandi banche d’affari del mondo, la Goldman Sach.

Dietro l’angolo pare che si potrebbe anche a ritornare a parlare di una versione aggiornata del Gold Standard. Potere dell’Oro.

Infatti l’articolo conclude così:
“il prezzo dell’oro – unico tra gli asset finanziari – è in crescita poderosa già da inizio dicembre. Come se qualcuno avesse presagito la crisi in atto oggi. Anche perché nel frattempo, appoggiandosi alla decisione della Bce dello scorso luglio di offrire alle Banche centrali dell’eurozona la possibilità di vendere e ricomprare a piacimento le proprie riserve auree, la Banca centrale olandese e la Bundesbank tedesca hanno già rimpatriato tutto l’oro che detenevano fra New York, Parigi e Londra,…” e infine “Alla luce di questi sviluppi, in molti cominciano a leggere queste decisioni come il presagio che si potrebbe tornare a parlare – come avviene già in alcuni ambienti economici “eterodossi”, anche vicini al Presidente Trump, di una versione aggiornata del vecchio Gold Standard.”

A presto.
Grazie.

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